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| (04-26-04) Il Mucchio Selvaggio n. 575 Instrumental Quarter - CD Review by Loris Furlan Più matematici e asciutti dei Rachel's, meno psichedelici dei Dhirty Three, ma con analogie nell'afflato malinconico e in qualche modo cameristico, gli Instrumental Quarter lasciano un buon segno sin dal cd d'esordio. Un chiaro intendimento sin dal nome scelto che non ammette parti cantate, eppure non vorremmo chiamarlo post-rock, semplificando coordinate di genere ancora labili e poco storicizzate. E' tuttavia ammissibile che certi modelli anglo-americani abbiano decretato un'interessante rivoluzione nel depennare certa zavorra e vincoli vocali nell'indie-rock (ovviamente si usava in altro modo pure qualche decennio fa) e la band di Paride Lanciani (chirattista eccellente, anche con kash) ne sa cogliere con notevole proprietà tecnico-compositiva lo spleen elegante e scheletrico di batteria-basso-violoncello e chitarre prettamente acustiche. Parafrasando il titolo, la formula sonora del quartetto cuneense non ha oggi più segreti, ma quel che conta è l'incantevole bellezza e l'apparente naturalezza nell'espressione melodica, a dispetto di una sopraffina cura armonica e delle trame delle otto tracce. Una sequenza di rilievo, soprattutto perchè capace di evocare sensazioni lievi e intimistiche, propellente immaginifico e pure corroborante quando innesta progressioni più urgenti e dinamiche come 'Just a dream', 'Illinois breakfast' e 'Robots'.Ed' è palese già da questo primo disco, prodotto egregiamente e pubblicato dalla Sickroom di Chicago, che stavolta la parola "provincialismo" va decisamente bandita e che gli Instrumental Quarter hanno tante belle credenziali per farsi apprezzare anche oltre i confini nazionali (www.instrumentalquarter.com per eventuali problemi di reperibilità). Source Il Mucchio Selvaggio | |
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